La tv che non c’è

Da anni (precisamente dal ’99) un fantasma si aggira per l’Italia: Europa 7. Non è necessario ricorrere a Colombo o a Jessica Fletcher per indagare sull’assassino. L’omicida si conosce da tempo. E anche i mandanti. Chi ha compiuto materialmente il fatto, la non assegnazione delle frequenze, è la politica che per anni ha continuato a rimandare lo spostamento di Retequattro sul satellite.

Dopo il disinteresse del governo Amato arriva la sentenza della Corte Costituzionale (novembre 2002) che stabilisce lo spostamento di Retequattro sul satellite entro il 31 dicembre 2003. Siamo però in piena epoca berlusconiana e nel dicembre 2003 Ciampi firma il decreto governativo “salva Retequattro” rinviando il problema. Nel 2004 arriva la legge Gasparri che consente a Retequattro di perpetuare nell’illegalità. Nel 2005 il Consiglio di Stato da ragione ad Europa 7 avvisando la Corte di Giustizia della mancata osservazione delle direttive europee. Nel luglio dell’anno successivo arriva la mora della Commissione Europea. Gentiloni, nel settembre, si impegnerà a risolvere il problema cambiando poi idea col decreto a suo nome del mese seguente. Nel novembre 2006 l’avvocatura di stato difende la Gasparri davanti alla Corte di Giustizia Europea. Alla fine di gennaio c.a. la Corte da ragione alla rete di Francesco di Stefano.

Francesco Di Stefano

Francesco di Stefano, proprietario di Europa 7

In questi giorni dovrebbero arrivare i titoli di coda. Il Consiglio di Stato dovrà decidere se perpetuare l’attuale regime televisivo o meno. La domanda che tutti si fanno è se sarà un finale da tragedia shakespeariana o da “e vissero tutti felici e contenti”. Il governo di centrosinistra uscente ha sprecato un’occasione d’oro ed è improbabile che il nuovo governo risolva la faccenda, visti i precedenti.

Silvio Berlusconi e Bettino Craxi

La politica italiana è paragonabile ad un organismo che cambia nel tempo. La tendenza a centralizzare l’informazione ha avuto grande fortuna sotto il fascismo ed ha fatto scuola. L’Italia repubblicana, da gran allieva, ha perpetuato una malattia arrivata ora alla resa dei conti. Con Tangentopoli l’organismo Italia ha potuto conoscere l’effetto antibiotico della pressione sociale dell’informazione sul sistema e tal periodo, contrariamente a ciò che si pensa, non è ancora finito. Manipulite è stata l’aspirina e i fenomeni “antipolitici” l’effetto sudorazione. Il periodo dunque che attraversiamo non è altro che una notte di lotta fra medicina e malattia. Ovviamente la malattia, in seguito alla somministrazione della medicina, è peggiorata (alcuni la chiamano “involuzione autoritaria” altri preferiscono “berlusconismo”) ma le pressioni sociali aumentano e, strano a dirsi, nessuno è eterno.

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