VOGLIAMO PARLARNE?

La guerra era nell’aria da un pò di tempo. Quella mattina l’avevo capito: era successo qualcosa di brutto. I sogni di quella notte erano affollati di urla, terrore, morte. Me lo dissero a scuola, i primi raid erano cominciati[…]. Poi quella frase, come un coltello: “hai visto a cosa sono servite le tue manifestazioni per la pace? Tutti in fila, come le pecore…illuso”. Le mie mani si contorcevano in spasmi di rabbia: cercavo di controllare quel cocente desiderio omicida. Afferrarla sotto quel faccino strafottente, alzarla da terra e guardarla soffocare, ascoltando i suoi lamenti via via più deboli, mentre tentava disperatamente di dire qualche ridicola preghiera soffocata.

Poi capii e mi calmai. Non ne valeva la pena. Lei era solo un fantoccio, costruita dal falso mondo che mi circondava. Commentai fissandola:”Sai, si vede che tu non hai qualcosa per cui lottare, che sei vuota come tutto quello che possiedi, nonostante le tue scarpe da 160 euro a laccio. Mi fai pena. Pensi che non lo sapessi che sarebbe finita così? Forse nella tua stupidità si. Non hai considerato che quello che ho fatto è servito non solo alla causa ma soprattutto a me? Non hai considerato che se nessuno si oppone hai politicanti, questi si sentiranno liberi di fare quello che vogliono senza rammentare chi dovrebbero rappresentare?”

Questo piccolo sfogo non intende riaprire l’ormai cicatrizzata ferita della guerra, ne offendere chi considera l’intervento armato una cosa necessaria, è piuttosto uno sfogo contro chi sostiene delle ideologie di cui non conosce il significato,così, per partito preso, senza rifletterci su. Il fatto che ci siano persone del generenon è certo una novità, qualcosa di triste ma non particolarmente preoccupante. Quello che mi proccupa è che la nostra generazione è completamente priva di quella verve propria dei giovani, di quella di conoscere e partecipare, di incidere,anche nel loro piccolo nel mondo. Mi si potrebbe contestare che i centri sociali fanno tre manifestazioni al minuto, ma sono solo una piccolissima parte della popolazione che sì, ha lasciato il rincoglionimento globale, ma che spesso cade in un altro, legato ai rimasugli degli anni settanta, fatto di un confuso concetto di disobbedienza, di frasi inculcate, ripetute alla nausea e soprattutto da droghe leggere e non. in pratica, la stragrande maggioranza di coloro che dicono di sostenere una politica piuttosto che un altra non fanno altro che ripetere ciò che ha detto loro la mamma. tra l’altro i più si disinteressano completamente alla situazione socio-politico-ambientale ed è già tanto se talvolta saltano fuori con frasi cretine di cui sopra.

Il ’68 è stato una anno di rivoluzione, ma, come teorizzava Bakunin, dopo ogni rivoluzione i fautori della stessa si impegnano affinchè non ce ne sia un’altra di simile, e questo abbarbicarsi al potere è stato perpetuato nel modo più subdolo, non più con oppressioni armate, bensì corruzzione atta tarmite tv, videogiochi, discoteche dalla musica insulsa […], da cibi sotto (e di) plastica, grandi fratelli, e tutto quel fottìo di cosette simpatiche che non serve ricordare. La soluzione sarebbe un movimento giovanile nuovo, finalizzato a migliorare il pensiero di chi ne fa parte, senza pregiudizi politici di sorta. Fra le ragioni di tale movimento ci sarebbe la partecipazione dei giovani nella politica, oggi ovungue dettata da persone di età avanzata, che hanno perso il loro giovanile entusiasmo o che rendono la politica intrisa di corruzione ed egoismo.

così ci troviamo in paese di giovani drogati via cavo e vecchi politici senza ideali, che non fanno altro che proporci in chiave moderna lo stesso vecchio, muffito sistema consevatore, zeppo di ideologie facili, che funzionano un pò come la carota per l’asino: “ciambelle gratis per tutti!” e tutti sono contenti.

Certo non prtendo di essere lo scopritore di questo andazzo malsano, molti intellettuali si battono contro questa piaga; ma secondo me lo fanno nel modo sbagliato. Tutti i loro interventi vengono recepiti solo da chi è come loro, non diffondono, non spiegano come stanno le cose a noi asini… e vengono accolti dalla gente come favole tristi, finite quelle si ricomincia. O peggio, vengono attaccati agitando lo spauracchio comunista, come se costituissero un pericolo.

Parliamo ora della patria, germania a parte, dell’anticomunsmo spasmodico, quel paradiso cinematografico, faro della libertà, rispetto per i diritti umani, quella forza che porta ordine nel mondo: l’america. Un paese dove chiunque con uno stipendio può avere una villetta stile Dawson Creek in riva al fiume, ma che se perde il lavoro si ritrova per strada senza cure mediche ( e non parliamo della plastica facciale, parliamo di chemioterapia e interventi salvavita), dove un bamino irrequieto viene drogato dai suoi stessi insegnanti, dove chi ha i soldi studia e chi non li ha si attacca, dove si può tranqullamente andare in banca armati (se non possedete un’arma, tranquilli: basta aprire un conto e vi regaleranno un fucile carico), dove coraggiosi soldati bombardano e poi guardano una “sit-com” sulla portaerei, dove simpatici presidenti dallo sguardo nobile hanno aiutato persone atrettanto simpatiche come Pol Pot, Fulgencio Batista, Saddam Hussein, e tanti altri ancora, dove si proclamano diritti umani tenendo persone imprigionate senza alcun diritto (i membri del partito Bahaas, che in teoria sono prigonieri di guerra o politici) e dov’è ancora in vigore la pena di morte, dove si guida una jeep a sedici anni e solo a ventuno si può comprare una birra, dove c’è la più alta percentuale al mondo di obesi e la minore di quoziente intellettivo, tutto sotto l’egida del grande, indiscutibile, onnipotente dio dollaro. L’Italia sta prendendo questo grande paese come modello…. vogliamo parlarne?

Umberto Cesarotto, Matteo Cesaro (dal “Cattaneo Zoo” del febbraio 2004)

Sfogliando un vecchio giornalino scolastico ho trovato questo articolo scritto da due studenti di 16-17 anni. ho resistito alla tentazione di cambiarne molte parti soprattutto a livello formale (la sintassi è agghiacciante, la coerenza testuale inesistente) perchè non sarebbe stato giusto rispetto agli autori e soprattutto volevo mantenere intatta la sensazione di forte impeto creativo che sicuramente ha guidato i due ragazzi nel loro lavoro (da certi errori si capisce che l’articolo è stato scritto di getto).

Certo non posso essere d’accordo con tutto quello che scrivono: in particolare riguardo agli U.S.A., che certo non attirano le mie simpatie ma che hanno anche dei lati positivi che l’articolo non riporta minimamente. Inoltre il mondo descritto è tutto bianco o nero, una visione tipicamente adolescenziale, ma che in un articolo scritto da dei ragazzi non ancora adulti è cosa piuttosto prevedibile. Ciò che mi piace è quella fiducia nel mondo, quella capacità di sognare, quell’essere (o credersi) incorruttibili che crescendo si perde un pò troppo.

datemilapensione.

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2 commenti
  1. paolo ha detto:

    Puoi lasciare le mie vignette , non c’è problema.
    Ciao

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