“Un giorno perfetto” di Ferzan Ozpetek

A chi ancora non ha visto il film dono un prezioso consiglio: usa i tuoi soldi, piuttosto, per comprare un pesciolino rosso che morirà dopo una settimana, come tutti i pesci rossi di questo mondo.

piccola premessa: Anche quest’anno sono andata al Festival del cinema di Venezia, e dato che puntualmente ogni singolo anno mi sparo la bellezza di 6 film al giorno per 10 giorni consecutivi discutendo con esperti riguardo ai film visti..ormai, diciamo, un po’ di occhio tecnico me lo sono fatto, volente o nolente.

“Un giorno perfetto”, a mio avviso, non è un bel film. è una pellicola male utilizzata, uno spreco di tempo.

discutendo, appunto, ci siamo accorti che i difetti di questo film superavano di gran lunga i pochi pregi. il difetto peggiore è la sensazione ambigua, ma allo stesso tempo netta, che Ozpetek ci stia un po’ prendendo per il culo. come a dire (cito il Marcese del Grillo) : “spiacente ragazzi, ma io sono io, e voi non siete un cazzo”. non sembra proprio di stare davanti allo stesso regista de “Le fate ignoranti”. dove sei finito, Ferzan??

ma scendiamo nel dettaglio:

LA TRAMA: famiglia di divorziati; lui è un maniaco depressivo che fa la guardia del corpo ed ha una pistola personale, lei è una zoccola, i due bambini non accettano la separazione, la nonna è una chiromante. durante il giorno perfetto lei viene licenziata, il marito la stupra, lei vaga per la città, il marito va a casa della nonna chiromante e prende i bambini, lei li cerca e quando sa che sono col padre NON va mica a prenderli, no! macchè, si piglia un gelato alla crema con una sconosciuta. lui arriva a casa sua e ammazza i bambini, poi si suicida.

ora, io non ho letto il romanzo della Mazzucco (magari è brutto pure quello), ma con una tematica del genere Ozpetek avrebbe potuto fare un bel film, no? no. nessuna analisi introspettiva, niente viene approfondito, non c’è volontà di penetrare fino in fondo ma solo di mostrare una storia, e questo, alla storia, ha fatto molto male. in più, orde di personaggi totalmente inutili affollano il film con discorsi privi di senso che vorrebbero avere una patina filosofica (?) ma che risultano solo arroganti monologhi messi lì per impressionare lo spettatore (?). non c’è connessione, non c’è uno straccio di tentativo di comprensione, non c’è niente di interessante…

I PERSONAGGI E GLI INTERPRETI: resta incomprensibile la scelta di Ozpetek di far interpretare a Mastandrea il ruolo del padre depresso. è un personaggio che non gli appartiene, e, infatti, Mastandrea è sacrificato, e il risultato è che a conti fatti la sua interpretazione, purtroppo, resta un po’ sotto le righe. per non parlare della Finocchiaro, relegata a una particina minuscola che dura 1 minuto… andiamo, la Finocchiaro è un’attrice bravissima (lo abbiamo scoperto tutti con “Mio fratello è figlio unico”), farle fare il capo dei carabinieri che entra in casa e prende atto della strage avvenuta.. mah. la Ferrari non è male, mentre sono assolutamente terrificanti la Grimaudo e la Guerritore…atroci…atroci!!! ma credo che la colpa sia, ancora una volta, delle pessime scelte del regista. voglio dire.. se nel romanzo ci suono personaggi e scene palesemente poco adatte alla resa filmica, tagliale via…!! un film non è un romanzo, nel romanzo per ogni personaggio ci sono almeno una decina di pagine, ci sono parole che descrivono e danno un senso alle scene a ai protagonisti di quelle scene. in un film, o hai degli attori straordinari che, nonostante lo spazio minimo, fanno un capolavoro, oppure lascia proprio perdere.. soprattutto non s’è capito che cazzo c’entra la storia lacrimosa della Grimaudo (giovane sposa di un politico corrotto) e la faccenda del figlio che dice al padre (il politico) “io non sarò mai come te” ecc ecc ecc… dai..taglia ‘ste scene inutili..

LE SCELTE STILISTICHE: concedo al regista il fatto che la prima parte del film non è tutta da gettare, ma dulcis in fundo, Ozpetec, da metà film in poi, ci regala delle scene di una banalità sconcertante, al limite dell’offensivo. una su tutte: come ci dice che i bambini sono morti? qual è l’inquadratura più mortalmente classica del cinema quando si rappresenta la morte? la mano che penzola. e PUNTUALMENTE ecco che Ozpetek ci rifila la mano penzolante del bambino, tutta zozza di sangue, che ondeggia giù dal divano. e, per rendere tutto ancora più lacrimevole, ci piazza sotto (come a dire, a sottolineare che è proprio caduta) la biglia con un pescetto rosso dentro. ma insomma…!!! Ferzan, per dio, c’hai una certa età! queste cose non dovresti farle più!  che nessuno mi dica che cercava di mostrare la morte con delicatezza… lo diceva già Umberto Saba: la rima più difficile del mondo è “fiore-amore”. solo un genio può permettersi di utilizzarla senza risultare banale.  e qui, Ozpetec, hai sprecato una bella occasione…

concludo, piena di amarezza, dicendo che è proprio un peccato che ogni anno i film italiani in concorso facciano sempre schifo (nemmeno Pupi Avati ha sfornato un capolavoro…).

vi suggerisco, invece, di andare a guardare “MACHAN” di Uberto Pasolini (produttore di “Full Monty”), un film entusiasmante, dinamico e divertente 🙂  ovviamente, presente al Festival nella sezione “giornata degli autori”; in questa sezione i film vengono scelti da una giuria di critici cinematografici, e non da quei quattro beoti che selezionano i film in concorso. si vede sempre la differenza… con un po’ di esperienza, al Festival si impara anche a scegliere in base alle giurie. scriverò a breve dei bellissimi film che ho visto, e che, spero, usciranno anche nelle sale italiane.

MACHAN, di Uberto Pasolini
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1 commento
  1. Anonimo ha detto:

    bè non ho visto il film ma la recensione è divertente.. umbe

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