Sindacati e articolo 18

Alla fine anche Bersani ha ceduto. Il Partito Democratico è fatto così, quando non ci sono posizioni comuni, cioè quasi sempre, il segretario sta zitto per giorni senza prendere una posizione precisa. Ora l’ha presa: l’articolo 18 non si tocca. Badate bene: i sindacati hanno ben ragione nel difendere le istanze di tale articolo, la tutela dei lavoratori, parte debole nel rapporto di lavoro, è importante. Il fatto è che le posizioni del ministro – o ministra, secondo un neologismo vagamente femminista1– Fornero non sono ancora ben chiare. Quello che il ministro ha dichiarato a riguardo lo si trova in una intervista del Corriere, e che ha dato acceso la polemica coi sindacati.

Come se ne esce?

«Penso che un ciclo di vita che funzioni è quello che permetta ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario. Ma un contratto che riconosca che sei all’inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione, e dove parti con una retribuzione bassa che poi salirà in relazione alla produttività. Insomma, io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto».

I sindacati non ci stanno a toccare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

«Sono abbastanza anziana per ricordare quello che disse una volta il leader della Cgil, Luciano Lama: “Non voglio vincere contro mia figlia”. Noi, purtroppo, in un certo senso abbiamo vinto contro i nostri figli. Ora non voglio dire che ci sia una ricetta unica precostituita, ma anche che non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte».

L’idea del contratto unico non è nuova, e troviamo un’ottima proposta in questo articolo de Lavoce.info. Qui si propone un Cui con una protezione graduale in tre fasi:

Chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato, è soggetto a un periodo di prova di sei mesi, come oggi avviene già per alcune categorie. Serve a non scoraggiare il datore di lavoro, che vuole essere garantito circa le qualità del lavoratore. Successivamente, dal sesto mese al terzo anno dopo l’assunzione, il lavoratore è coinvolto in un periodo di inserimento in cui viene tutelato dalla protezione indennitaria (da due a sei mesi di salario) nel caso di licenziamento economico e deve essere reintegrato in azienda nel caso di licenziamento discriminatorio o lesivo di diritti fondamentali. In questo periodo di inserimento, datore di lavoro e lavoratore investono in capitale umano. Al termine del terzo anno, l’obbligo di reintegrazione (la cosiddetta tutela reale) viene esteso anche ai licenziamenti economici senza giusta causa.

In buona sostanza possiamo dire che le preoccupazioni dei sindacati sono legittime e giuste, ma prima di  alzare grosse barricate dovrebbero forse aspettare la proposta concreta e cartacea del ministro e scatenare l’inferno solo nel caso in cui si trattasse di una proposta indecente.

1- Ebbene sì, sto trollando!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: