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Linguistica

In passato il Tempo osservava sorridendo i manoscritti dei filologi sgretolarsi. Oggi , però, l’eroe di questa storia (io immagino un filologo alla Indiana Jones) ha segnato un punto a suo favore. Il Vaticano sta lentamente digitalizzando la sua biblioteca ed oggi sono stati messi online 256 manoscritti. Certamente ancora poco rispetto agli 80 mila custoditi, ma pitòst de gnént l’é mèjo pitòst (piuttosto di niente è meglio piuttosto). In una decina d’anni dovremmo avere tutta la biblioteca consultabile online. Tra i vari testi troviamo il De arte venandi cum avibus, il trattato di falconeria di Federico II (Palatino Latino 1071), l’evangelario di Lorsch, testi greci, latini e tanto altro, tutto in alta qualità. È sufficiente andare al sito http://www.vaticanlibrary.va per far incazzare quel bisbetico di un Tempo e godersi una delle biblioteche più importanti del pianeta.

Rimasi stupito quando venni a sapere che muratore in francese si dice maçon. Cosa avevano a che fare i muratori con la massoneria? E cosa c’entra il francese? A quanto pare, risale tutto alle antiche corporazioni medievali dei muratori. Queste fornivano le conoscenze del mestiere ai proprio associati,oltre alle conoscenze teologiche e filosofiche necessarie alla costruzione e alla decorazione delle chiese. Questa corporazione sopravvisse alle altre, mantenendo il carattere occulto e la segretezza dei rituali di iniziazione, e cominciò a far entrare nuovi adepti, estranei alla muratura. La massoneria si trasformò in un’associazione di intellettuali e liberi pensatori, un’associazione culturale e umanitaria. Per queste ragioni ebbe enorme successo nel settecento, età dei lumi, e anche per questo venne preso in prestito il muratore francese per indicare tale fenomeno. L’attuale massoneria, che nacque ufficialmente a Londra nel 1717, nega il legame con le corporazioni medievali, indicando nel termine maçon un significato simbolico: il voler costruire una nuova società.
Nel nostro presente, però, tale organizzazione si è ulteriormente trasformata. Oggi la massoneria è associata a uomini d’affari e politici che in segreto complottano contro lo stato (qualcuno ha detto P2?).

Credo che comincerò a stilare una lista delle parole che odio, cominciando da demagogia. Usata dai politici per offendere l’avversario – ultimamente si usa contro Grillo e il 5 Stelle – deriva dal greco, e più precisamente da demos “popolo” e agein “trascinare”. In origine indicava l’arte di guidare il popolo, e prese successivamente valore denigratorio. Perché la odio? Non lo so con certezza ma continuo a chiedermelo. Forse perché viene usata troppo spesso e a sproposito? In fin dei conti trascinare o guidare il popolo significa, in qualche misura, ascoltarlo. Certo bisogna stare attenti, non sempre i cittadini hanno le idee chiare e a volte hanno opinioni o idee contrarie ai loro stessi interessi senza neanche saperlo. Tuttavia, che diritto hanno questi politici di usare una parola simile quando sono loro stessi i fautori di tale degenerazione? Tanto per fare un esempio, non vi fa ridere che il centrodestra parli di lotta al precariato quando furono loro stessi ad approvare l’attuale legge sul lavoro?
In questo periodo si parla molto spesso di antipolitica, che altro non è l’arrampicarsi sugli specchi di politici e media che cercano di definire l’ondata di protesta contro privilegi, corruzione e malaffare. Il Treccani definisce politica così:

La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica

Etimo.it va oltre: politike e techne, cioè arte che attiene alla città. Come può, quindi, la voglia di trasparenza e pulizia essere antipolitica? Non vengono forse trattati temi riguardanti la gestione del paese? La cosa fastidiosa non è tanto l’ignoranza mostrata dagli ABC o da Napolitano, quanto piuttosto la strumentalizzazione di tale ignoranza. Credete forse non sappiano la definizione?

Pare strana, leggendo questo titolo, la sensazione di disagio che un parlante italiano ne ricava. Questa sensazione sta nell’agrammaticalità dell’associazione articolo-sostantivo che vorrebbe “gli” davanti ad un plurale con s impura (s + consonante). Quella sensazione è l’interiorizzazione di una norma linguistica entrataci nel corso del nostro crescere all’interno di una comunità linguistica e, personalmente, la sento come naturale nella mia mente. La cosa strana è stata scoprire che tale norma è nata non tanto attraverso un normale flusso evolutivo come molti fatti del nostro mondo ma stabilita da Pietro Bembo, veneziano, che nel Cinquecento grammaticolarizzo il toscano delle Tre Corone Dante, Petrarca  e Boccaccio.