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Poesia

Che scrivevo un tempo su vecchi taccuini sporchi? Non ricordo l’ebrezza del verso, quel sentirsi ispirato, quasi alleggerito per un istante; e le parole che correvano giù per la penna, e poi sulla carta  a rotolare e giocare come bambini troppo sinceri. Di notte una foto non può che portarmi ai vecchi dolori, che tremano lo spirito e le ossa. Sembri vecchia mia dolce amica, forse stanca, certamente puù magra. Sullo schermo le dita toccano la foto, una carezza. E di baci e carezze, quante furono tra noi, distesi, ingenui. Non si pensava al domani, alle partenze dei treni e ai tristi saluti. Non c’eri al binario, solo amiche che più non lo erano. Chissà poi chi aveva ragione e chi torto; a cosa server avere ragione quando sei solo?
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Tic toc,
oscilla il mondo
sul bang arancio della guerra.
Tic toc
sono vivo e felice
poi morto dentro e ballo,
scatenato da feste non dovute.
Generazioni sulla strada,
bocche aperte e colli tesi,
spaccano l’aria e cadono statue.
Tic toc,
troppo vecchio per chiedere scusa
o troppo giovane per fingere.
Mai, dissero nascondendo il viso
alle bottiglie e allo straccio.
E ancora aspettiamo vecchie promesse
su poltrone squarciate dal sogno socialista.
E accareziamo ancora il serpente
convinti e sicuri che il tempo
sia nostro nemico.
Tic toc,
suona la sveglia
siamo distesi
alziamoci, è l’ora
————
Inutile
inutile amore,
che non ricordi mai
col passare del tempo
l’angoscia di un bacio.
Ora ti vedo come sei,
ignava bandiera!
Dove i dolci sorrisi nervosi,
e dove i giochi e le risa?
Per il cuore meglio un foglio bianco
che valanghe di zucchero e sterco.
————
Io vecchio, io senso di colpa, io fermo, io paura, io triste, io geloso, io incazzato, io sorrido, io occhi bassi, io triste, io solo, io ubriaco, io sguaiatamente, io felice, io abbraccio, io non capito, io solo, io Walter Matthau, io diavolo, io bello, io etico, io intelligente, io sensibile, io futuro, io istinto, io riflesso, io intimo, io coscienza, io solo, io infinito

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