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Politica

Alle elezioni europee la bassa affluenza ha colpito quasi tutti. Renzi ha attirato i pochi ex-berlusconiani che sono andati a votare, e Grillo lo ha aiutato coi suoi toni violenti. Il Pd è cresciuto, innegabile, ma quanto? Il 40,8% dei voti è fuorviante. Non che sia falso, ma è una percentuale basata sul numero di votanti. Bersani prese il 29 e Veltroni il 33, quindi Renzi è elettoralmente più forte? No! Veltroni prese 14.099.747 di voti su 50.257.534 aventi diritto, Bersani 10.353.275 su 50.449.979 e Renzi 11.203.231 su 50.662.460. Se calcolassimo le percentuali sugli aventi diritto avremmo Veltroni 2008  al 28,08%, Bersani 2013 al 20,52 e Renzi al 22,11 (cioè 850 mila voti circa in più rispetto al 2013). Quindi non è il miglior risultato dal ’48 (dove l’affluenza era sopra il 90%) e non legittima a perpetuare la riforma piduista. Chiaro?

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Se vi state chiedendo quali siano queste parole così orribili, quali orrendi tabù abbia profanato Grillo, ecco la risposta:

La Bindi, che problemi di convivenza con il vero amore non ne ha probabilmente mai avuti, ha negato persino la presentazione di un documento sull’unione civile tra gay.

viaBlog di Beppe Grillo

Il Pd continua a fare certe figure di sterco a dir poco imbarazzanti. Fossi in loro leggerei prima di commentare.

Oramai possiamo dirlo: Napolitano è senz’altro il peggior Presidente visto finora. Ha firmato tutte le leggi ad personam senza battere ciglio, nonostante la loro  incostituzionalità fosse palese. Ma non dovrebbe tutelare la Costituzione? E ciononostante firma Lodo Alfano, Scudo fiscale e Legittimo impedi-mento?
Poteva bastare e invece il nostro caro ex destra PCI è andato oltre. Vi ricordate tutto il trambusto sul testamento biologico? Ad un certo punto B. annuncia di voler presentare una legge ad hoc – stranamente pro vaticano, ma non è questo il punto – e lui che fa? Annuncia che una legge del genere, con quei contenuti, non l’avrebbe mai firmata. Chiamatela pure inezia se volete, ma un Presidente avrebbe dovuto osservare la Costituzione, aspettare l’iter legislativo e casomai rimandarla indietro con le motivazioni. Con un annuncio del genere è entrato a gamba tesa nel potere legislativo (per il momento lasciamo pure perdere il fatto che il potere legislativo e quello esecutivo si siano uniti in un focoso amplesso antiilluminista).


Un PdR dovrebbe anche essere al di sopra delle parti, che negli usi della nostra aristocrazia politica si trasforma in una sorta di papato. La politica ostacola da più di vent’anni il corso della giustizia? Si sa, i ladri tendono a non amare i giudici. Lui però non vede e dice ai giudici di non cercare troppa visibilità.
Ora, dopo una così brillante carriera, ostacola un’indagine. Ma non un’indagine qualsiasi – di Woodcock o di De Magistris, per dire – ma l’Indagine con la i maiuscola, quella sulla trattativa stato-mafia. Secondo alcune intercettazioni – di terzi – è inter-venuto in prima persona per fare pressioni e migliorare la posizione di un indagato in seno all’indagine.
Chi occupi la poltrona di Presidente necessità di una caratteristica molto semplice: non essere mai stato in Parlamento, o almeno non esserlo stato nella legislatura precedente. Solo così potrà veramente essere al di sopra delle parti, fermare gli eventuali abusi o anche semplicemente capire quando è il caso di dimettersi.

In una lettera al Corriere Casaleggio chiarisce la sua posizione nel Movimento 5 Stelle: ha partecipato a tutta la rivoluzione di Grillo, dai Meetup, ai V-Day fino al Movimento stesso. I sospetti, quindi, della sua longa manus sul comico genovese, almeno in teoria, vengono a cadere anche se personalmente continuo ad avere qualche semplice perplessità. Non trovo nulla di male in tutta la spiegazione, nel rapporto Casaleggio-Grillo e nell’aiuto del primo al secondo, ma perché tutte queste cose vengono chiarite solo ora? È da anni che girano voci e dubbi sul loro rapporto, e alcuni giornalisti l’avevano già fatto notare. L’ultimo atto, che mi chiarirà il rapporto di Casaleggio col 5 Stelle, sarà la sua eventuale discesa in campo. Si candiderà col Movimento al Parlamento nazionale?
Immagina di avere una cotta per una ragazza, e di uscirci assieme. C’è un turning point in una situazione del genere che cambia tutto: è il momento dell’esplicito. Chiedendole di uscire espliciti un tuo desiderio, e lei, dicendoti di sì, esplicita il suo. Portiamo tutto questo gioco dell’esplicito nel Pdl. Per vent’anni B. e i suoi amici hanno negato l’esistenza del conflitto d’interesse e ora elemosinano il presidenzialismo in cambio di una legge sul monopolio Mediaset. Non stiamo qui a dire quanto ci sentiamo presi per il culo – tanto – ma ricordiamo che l’esplicito comporta non pochi problemi. Chiedendo questo scambio hanno ammesso l’esistenza del problema, che è un po’ l’inizio della fine. Quando lei ti dice di sì, entrambi sapete e allo stesso tempo sapete di sapere.
Alcuni rapporti diventano meno interessanti quando escono dall’implicito, anche il rapporto con gli elettori.
In questo periodo si parla molto spesso di antipolitica, che altro non è l’arrampicarsi sugli specchi di politici e media che cercano di definire l’ondata di protesta contro privilegi, corruzione e malaffare. Il Treccani definisce politica così:

La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica

Etimo.it va oltre: politike e techne, cioè arte che attiene alla città. Come può, quindi, la voglia di trasparenza e pulizia essere antipolitica? Non vengono forse trattati temi riguardanti la gestione del paese? La cosa fastidiosa non è tanto l’ignoranza mostrata dagli ABC o da Napolitano, quanto piuttosto la strumentalizzazione di tale ignoranza. Credete forse non sappiano la definizione?

Alla fine anche Bersani ha ceduto. Il Partito Democratico è fatto così, quando non ci sono posizioni comuni, cioè quasi sempre, il segretario sta zitto per giorni senza prendere una posizione precisa. Ora l’ha presa: l’articolo 18 non si tocca. Badate bene: i sindacati hanno ben ragione nel difendere le istanze di tale articolo, la tutela dei lavoratori, parte debole nel rapporto di lavoro, è importante. Il fatto è che le posizioni del ministro – o ministra, secondo un neologismo vagamente femminista1– Fornero non sono ancora ben chiare. Quello che il ministro ha dichiarato a riguardo lo si trova in una intervista del Corriere, e che ha dato acceso la polemica coi sindacati.

Come se ne esce?

«Penso che un ciclo di vita che funzioni è quello che permetta ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario. Ma un contratto che riconosca che sei all’inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione, e dove parti con una retribuzione bassa che poi salirà in relazione alla produttività. Insomma, io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto».

I sindacati non ci stanno a toccare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

«Sono abbastanza anziana per ricordare quello che disse una volta il leader della Cgil, Luciano Lama: “Non voglio vincere contro mia figlia”. Noi, purtroppo, in un certo senso abbiamo vinto contro i nostri figli. Ora non voglio dire che ci sia una ricetta unica precostituita, ma anche che non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte».

L’idea del contratto unico non è nuova, e troviamo un’ottima proposta in questo articolo de Lavoce.info. Qui si propone un Cui con una protezione graduale in tre fasi:

Chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato, è soggetto a un periodo di prova di sei mesi, come oggi avviene già per alcune categorie. Serve a non scoraggiare il datore di lavoro, che vuole essere garantito circa le qualità del lavoratore. Successivamente, dal sesto mese al terzo anno dopo l’assunzione, il lavoratore è coinvolto in un periodo di inserimento in cui viene tutelato dalla protezione indennitaria (da due a sei mesi di salario) nel caso di licenziamento economico e deve essere reintegrato in azienda nel caso di licenziamento discriminatorio o lesivo di diritti fondamentali. In questo periodo di inserimento, datore di lavoro e lavoratore investono in capitale umano. Al termine del terzo anno, l’obbligo di reintegrazione (la cosiddetta tutela reale) viene esteso anche ai licenziamenti economici senza giusta causa.

In buona sostanza possiamo dire che le preoccupazioni dei sindacati sono legittime e giuste, ma prima di  alzare grosse barricate dovrebbero forse aspettare la proposta concreta e cartacea del ministro e scatenare l’inferno solo nel caso in cui si trattasse di una proposta indecente.

1- Ebbene sì, sto trollando!